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Le aziende più gay-friendly

Ricevo e pubblico:

La Camera di Commercio Internazionale Gay e Lesbica (IGLCC – International Gay and Lesbian Chamber of Commerce) pubblica i risultati della prima edizione dell'International Business Equality Index. Questo indice misura le performance di società multinazionali in relazione alle tematiche della diversità e dell'inclusione concentrandosi specificamente sulle comunità LGBT nei paesi in cui operano. La società al vertice della classifica sono BT Group (British Telecom), seguita da IBM e The Dow Chemical Company. Il risultato è stato reso noto nel corso della conferenza stampa a conclusione del 2° congresso annuale della IGLCC tenuto-si a Copenhagen.

Le società partecipanti all'Equality Index rappresentano 1,7 milioni di dipendenti in 227 paesi e un fatturato di 800 miliardi di USD l'anno. «A nome di BT, esprimo tutta la mia soddisfazione per questo riconoscimento», afferma Ian Livingston, CEO di BT. «Siamo una delle più grandi società di comunicazione del mondo che offre servizi ai propri clienti in oltre 170 paesi e dà lavoro a più di 100.000 persone in tutto il globo. La diversità deve essere – ed è – al centro delle nostre attività; l’aver adottato politiche e prassi aziendali a sostegno della comunità LGBT è essenziale per il nostro successo.»

«I risultati del sondaggio su cui si basa l'Equality Index sono eterogenei, ma sostanzialmente incoraggianti», afferma il segretario generale dell'IGLCC Pascal Lépine. «La maggior parte delle società intervistate ha dei programmi di diversità e inclusione, molti dei quali coprono esplicitamente tematiche LGBT. L'indagine ci rivela che molte di queste società prendono mol-to sul serio i temi dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. Ciò nonostante, ci vor-ranno ancora anni o persino decenni prima di raggiungere la totale parità di diritti.»

Se da una parte le società classificate al vertice dell'Equality Index sono un importante esempio di come i programmi di diversità e inclusione possano funzionare molto bene, dall'altra i risultati dell'indice 2009 descrivono anche una realtà meno rosea: quasi il 50% delle multina-zionali che hanno partecipato al sondaggio non ha un responsabile per i programmi di diversità e inclusione che si occupa specificamente delle questioni LGBT; è difficile trovare gay o lesbiche dichiarati nelle file del management (meno del 10% delle società impiega gay o lesbiche in più del 16% dei paesi in cui operano); e a prescindere dal livello di implementazione delle politiche interne a favore dei dipendenti LGBT, queste multinazionali non divulgano apertamente l'esistenza dei loro programmi di diversità all'opinione pubblica e nemmeno alle comunità locali LGBT tramite attività pubblicitarie o di PR. In realtà, solo poche compagnie supportano finanziariamente o in altra forma le comunità locali LGBT.

Nonostante questi aspetti negativi, Pascal Lépine è ottimista. «La fiducia dimostrata nei nostri confronti mi fa sperare in un futuro molto promettente per la comunità business LGBT internazionale. In questo periodo segnato da difficoltà sul fronte economico e politico, è molto importante rendere omaggio alle società partecipanti per il coraggio dimostrato e l'atteggiamento esemplare», dichiara nel discorso di presentazione odierno. «Ma, nonostante i segnali incoraggianti, dobbiamo essere realistici e ricordare che c'è ancora tanto lavoro da fare. Troppo spesso veniamo a conoscenza di casi in cui gay e lesbiche sono a tutt'oggi discriminati per il loro orientamento sessuale e non possono usufruire dei diritti e benefici basilari del mondo del lavoro», aggiunge Lépine.

Per scaricare una copia del rapporto sull'Equality Index: www.iglcc.org/index2009

Pubblicato il 30/7/2009 alle 18.59 nella rubrica E' la stampa, bellezza..

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