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Tornato a Toronto



Sono dunque ritornato a Toronto, sano e salvo anche questa volta. Alitalia ci ha fatto partire con un ritardo di 60 minuti, attesi comodamente dentro la carlinga dell'aereo, con l'aria condizionata che poco poteva contro i +48°C che segnava il termometro esterno (al sole, ovvio). E' andato tutto bene: sveglia alle 6, uscito di casa alle 7.15, arrivato a Fiumicino alle 8, consegnata la macchina in affitto, fatto 70 minuti per il check-in, osservando quanto gli italiani siano incazzosi e facili al denigrare il proprio Paese e la propria compagnia per un'attesa che sì, è stata un po' troppo lunga, ma era giustificata: un tizio dell'Alitalia con accento varesotto stava cercando di far passare avanti i passeggeri ritardatari di voli che erano prossimi a essere chiusi. Così facendo, la fila di noi altri arrivati per tempo non si è mossa per decine di minuti.

Alla cosa aggiungete che molti italiani, convinti di essere molto furbi e civili, dichiaravano di dover partire "per Bucharest" essendo quello il volo più vicino alla partenza, in modo da passare avanti. Poi, io stesso mi sono trovato una ragazza che avevo fatto passare avanti "per Bucharest" sul volo per Toronto. Mi sono avvicinato e le ho detto: "Ma tu non dovevi volare a Bucharest?" e lei ha solo sorriso, diventando almeno rossa in volto. Lì ho pensato che fosse rumena: gli italiani non arrossiscono mica quando vengono scoperti colle mani nella marmellata, semmai te la tirano addosso e ti insultano.

E aggiungete anche l'italiano medio, di 50 anni, convinto di saper spiegare il mestiere al tizio dell'Alitalia, che ha esordito dicendo: "Lei sta creando un caos incredibile in questo modo". Ora: se anche fosse stato vero, e non lo era del tutto, ma ti pare che inizi così un discorso? Al tipo dell'Alitalia - che per inciso, aveva l'aria del cerbero e doveva essere il terrore delle hostess di terra, sue evidenti subordinate - ho detto: "Duro quando la gente pretende di insegnarle il suo lavoro, eh?" E lui ha risposto: "Beh, c'è un po' di tensione però, che giustifica".

Arrivato al Pearson dopo un volo perfetto, metà passato a dormire (santa melatonina liquida) e il resto a mangiare (ottima la lasagna genovese, davvero!) e leggere, mi sono fatto stampare il mio nuovo permesso di studio e ho trovato il mio bagaglio dopo zero minuti. A Fiumicino avevo dovuto attenderne 60, di minuti. Come sempre, mi sono fatto sorprendere dall'estrema pulizia del Canada e dal suo benvenuto dolce e sorridente, attraverso i volti dei doganieri della Foglia d'Acero, gente della mia età tutto sommato contenta del lavoro temporaneo che si è scelta. Professionali e gentili, come anche i portantini dell'aeroporto, con la loro livrea rossa e grigia pinta e linda. Sono sceso di un piano e ho preso il mio bus espresso per Kipling, la stazione della metro. 2.75$ per un viaggio che in taxi ne avrebbe presi 50 (ossia 30 euro, non i 55 euro che avrei speso con un taxi romano).

Eh sì, questo Paese è davvero dolcissimo, tutte le volte che ci arrivo. La gente è serena di vivere qui. E si vede, e lo comunica.

Da domani si lavora. Ferie finite!

Pubblicato il 26/7/2009 alle 23.46 nella rubrica Ma a voi, chevve frega?.

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