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"Emergenza democratica": piazza Navona, 8 luglio 2008





Se conosco un pochino come funziona il "giornalismo" italiano, chi non è stato alla manifestazione di piazza Navona in difesa della Costituzione e contro le leggi razziali (che i giornali hanno deciso di chiamare idiotescamente "No Cav Day", come se questo fosse il tema) non avrà modo di sapere davvero cosa si è detto di importante.

I resoconti dei giornali, sia quelli di regime che quelli scandalistici, si concentreranno sull'intervento radicale e forte nei toni dell'attrice comica Sabina Guzzanti, molto applaudito e, forse, su quello di Beppe Grillo, che non è stato nemmeno troppo acceso nei toni, ma anzi sfiduciato e disperato. Vi daranno un po' di colore e di scemenze collaterali, proprio come fanno quando si tratta di parlare del oscurare il Gay Pride: una foto di un travestito sgargiante o di un manifestante in perizoma su 100mila in jeans e maglietta e via, del resto silenzio.

Degli interventi più interessanti, invece, difficilmente saprete qualcosa a meno che non l'abbiate ascoltati con le vostre belle orecchie. Di quelle due parole importanti e dal sapore antico, da Novecento, pronunciate con calma e determinazione dal deputato Antonio Di Pietro, uomo di legge e ordine, uomo di una Destra pulita e liberale: "Emergenza democratica". Siamo in emergenza democratica, e occorre che lo sappiano i concittadini e si preparino al peggio.

Non saprete del duro paragone fatto da Rita Borsellino a inizio manifestazione: "Oggi siamo in una situazione drammatica quanto quella del 1992/93, una situazione storicamente e politicamente altrettanto grave". "Tra pochi giorni sarà l'anniversario della strage di via D'Amelio e questi ministri, questi sottosegretari verranno a Palermo quasi a verificare che Giovanni e Paolo siano morti davvero".

Non saprete dai giornali cosa ha detto l'on. prof. Francesco Pardi, che ha fatto una pacata analisi della situazione e ha lanciato la campagna politica del futuro: il non poter accettare che diventi presidente della Repubblica, capo del Csm, difensore della Costituzione, l'uomo che parla della magistratura come "cancro in metastasi", che non partecipa al 25 aprile e che ha fatto approvare al Parlamento delle leggi per assicurarsi l'impunità dai reati commessi.

Non saprete delle bellissime e violentissime odi civili (forse intitolate "odi incivili") di Andrea Camilleri, che erano inedite e hanno detto davvero molto in 48 versi, dimostrando il dirompente potere della poesia e della cultura, anche durante una dura manifestazione di popolo.

Non saprete del meraviglioso intervento dell'attore ebraico Moni Ovadia, che ha ridato senso alle parole adoperate, dicendo chiaramente: "Questo è un regime di fascistoidi, che da un lato fa delle leggi razziali oggi contro i Rom e domani chissà, dall'altro affranca il suo leader dall'art. 3 della Costituzione. Ecco a cosa ci ha portato la retorica dei 'ragazzi di Salò'".

Non saprete della dichiarazione di Di Pietro, che ha annunciato "un grappolo di referendum" per abrogare le leggi berlusconissime che si stanno approvando oggi.

Non saprete delle dichiarazioni di Flores d'Arcais, della Guzzanti, di Lidia Ravera, di Marco Travaglio, di Beppe Grillo che hanno sottolineato come non sia accettabile una legge razziale che prende le impronte ai bambini dei Rom.

Non saprete del j'accuse fatto dalla Guzzanti parlando di discriminazioni contro i gay e della colpa del Vaticano nel mantenimento di queste discriminazioni. Non saprete dei suoi suggerimenti su come occorrerebbe che il popolo facesse opposizione: "Con i nostri corpi, come in Messico, ogni domenica". Saprete però dell'attacco contro Ratzinger, del quale la comica ha detto che "tra vent'anni sarà all'inferno, circondato da diavoloni frocioni e pure attivi, non passivi" (io avrei voluto gridare: "per lui non sarebbe certo una pena!" ma m'è rimasto dentro). Saprete anche delle pesanti illazioni della Guzzanti su come la Carfagna abbia ottenuto il suo posto da ministro, a quanto pare pubblicate dal quotidiano argentino El Clarin.

Non saprete, infine, dell'umore disperato della piazza: 100mila persone, pigiate come l'uva, sia dentro che fuori dal luogo dove si teneva il comizio. Commenti comuni: "Dovevano chiedere piazza San Giovanni", "Dovevano chiedere piazza del Popolo", "la prossima volta a piazza del Popolo". "Non resta che sperare che qualcuno lo ammazzi" parlando di Berlusconi. E moltissima rabbia, molta sfiducia. A un tratto, nel pigia-pigia è comparso Oliviero Diliberto. Qualcuno lo ha salutato ma subito altri si sono rivolti contro di lui, inveendo: "Se oggi siamo qui è anche colpa tua, in 18 mesi non avete fatto quello che dovevate fare! Se oggi siamo qui è anche colpa tua!"

Nel complesso, una sana manifestazione politica, dove però l'analisi era anche troppo presente nelle parole e nelle teste di tutti, mentre mancava la parte del "che fare". Però ha detto bene la Guzzanti: "E' in piazze come queste che siamo un popolo, al centro commerciale lo siamo un po' meno". E allora occorre sentirsi popolo anche quando non si ha l'idea di chi sia il giusto leader e di cosa si possa fare per uscire dall'emergenza democratica.

Moltissime le bandiere dell'Idv, diverse le bandiere di Rifondazione e Comunisti italiani e Sinistra Democratica. Una decina scarsa le bandiere del PD.

Nella folla, oltre 100mila persone, non ho visto il mio amico Marco Simoni e Ivan Scalfarotto, o qualcun altro dei Mille, la brillante organizzazione del PD che si batte per obiettivi condivisibili e lo fa tramite persone politicamente squalificanti, sia per le idee che esprimono nei loro blog (come Francesco Costa) che per la loro biografia politica.

Ho mandato a Marco e Ivan un messaggio per dir loro che s'era notata la loro assenza; sto ancora attendendo risposta. Chissà se alla loro convenzione qualcuno gli porrà una semplice domanda: "Ma voi l'8 luglio, dove eravate?".



Per la foto in alto del palco e della piazza, si ringrazia Lib.

Pubblicato il 8/7/2008 alle 22.17 nella rubrica Diario.

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