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AnelliDiFumo
Aspettando una (nuova) invasione di eserciti alleati
CULTURA
24 agosto 2008
Il peggiore editoriale della storia di Repubblica


Non ho potuto scriverla prima, ma l'ho scritta e spedita. Vediamo se Merlo risponde, ma non penso. Intanto, penso che la sua casell@ ribollisca.

***

Gentile dottor Merlo,


sono un suo affezionato lettore e un insegnante dell'Università di Toronto, in Canada. Stamani ho letto il suo editoriale relativo al caso della famiglia gay distrutta nell'incidente aereo di Madrid. Prima di andare avanti con questa mia lettera di protesta, devo avvisarla che il suo editoriale di oggi non avrebbe trovato spazio su nessun giornale canadese né progressista né conservatore, perché si tratta di un articolo duramente omofobico, pur se lei - mi pare chiaro - è in buona fede e io credo non si sia nemmeno reso conto della gravità delle tesi sostenute.

Sono rimasto stupefatto dal suo editoriale perché - al di là del livoroso attacco a Franco Grillini e all'Arci Gay, associazione che le ha risposto a dovere in un proprio comunicato stampa - lei ha perso una meravigliosa occasione per tacere e non mostrare a tutti di non aver nemmeno afferato l'argomento del contendere in questa circostanza.

Cos'è il giornalismo, dottor Merlo? Il giornalismo dovrebbe registrare e riportare (in inglese: to report) la realtà ed, eventualmente, commentarla al fine di offrire delle interpretazioni che possano spiegarla meglio alla gente che non ha avuto modo di osservare il fatto in oggetto con i propri occhi. Il giornalismo è dunque un mezzo potente di comunicazione e di formazione dell'opinione pubblica, perché leggendo un articolo di cronaca su un fatto che non ho visto, io firmo una delega al giornalista che lo ha scritto. Lui mi racconta quel che io non ho visto di persona, e io tendo a credere al suo racconto.

La realtà qui è che lo stewart italiano Domenico Riso è morto assieme al suo compagno di vita francese e al loro figlio. I tre convivevano sotto lo stesso tetto, erano quindi una famiglia, così come la intendiamo nel mondo Occidentale. Famiglia di fatto, di common law, sposata o pacsata, non ha poi grande rilevanza per il giornalista, mentre ne ha ai fini dell'eventuale eredità. Domenico Riso, Pierrick Charilas ed Ethan Charilas erano un nucleo familiare. Se Domenico si fosse chiamato Mimma, i giornali italiani avrebbero parlato di "famiglia distrutta nel rogo dell'aereo" (sempre abusando dei luoghi comuni tanto cari ai giornalisti più beceri) e punto, come infatti è riportato in questo articolo di oggi di Repubblica.it, il cui inizio è emblematico di quanto sto cercando di spiegarle:

 "Una famiglia distrutta sulla famigerata Statale Jonica 106, fra Melito Porto Salvo e Reggio Calabria. Padre, madre e un ragazzino di 11 anni sono morte: gravemente ferito il figlio maggiore, 18 anni."

Capisce? Padre, madre e figlio di 11 anni che muoiono sono "una famiglia distrutta" (sposata? in unione civile? ma chissenefrega?), due uomini conviventi con il loro figlio no.

Nell'incidente aereo di Madrid invece succede che l'unica vittima italiana fosse un gay per di più convivente e - orrore signora mia! - con tanto di prole al seguito. Sottolineare questa mera e banale realtà per i "giornalisti" di Repubblica e Corriere della Sera (e di tutti i principali giornali italiani) non è stato possibile. Ecco allora che sono fioccate sul Corsera delle orrende VIRGOLETTE al termine "famiglia", quasi a dire: questi erano finocchi, QUINDI non erano una famiglia. Su Repubblica il compagno di Domenico è stato invece retrocesso al rango del "suo più caro amico" e il loro figlio di tre anni è diventato "il figlio dell'amico". Poi pazienza se questi due AMICONI convivessero insieme e crescessero insieme il bambino: vorremo mica insinuare sulla gloriosa stampa italica che i gay possono essere una famiglia, siano capaci di sentimenti, affetti, progetti di vita, convivenze, crescere un figlio loro? No, proprio non si poteva, per voi "giornalisti": forse significava mettere in dubbio il virile profilo dell'italica gente e quindi s'è fatto come nel Ventennio: gli omosessuali italiani non esistono, al massimo qualche "velenoso pettegolezzo", per citare ancora il Corsera. Da qui la protesta del dottor Grillini e dell'Arci Gay, per una volta nel giusto.

Di questo, caro signor Merlo, si parla in questa polemica. Del fatto che su quasi tutta la stampa italiana si è NASCOSTA UNA PARTE DELLA REALTA', chiamando una famiglia gay in altra maniera: nel migliore dei casi con le virgolette, nel peggiore riducendo il marito al ruolo di amico. E il fatto che lei non abbia capito nemmeno l'argomento del contendere la dice lunga su come siete messi a Repubblica.

Lei e i suoi colleghi avete negato a un morto la verità più autentica e importante della vita di una persona: la relazione con l'altro e l'amore verso un bambino, anche e addirittura quando quel bambino non è biologicamente proprio. Avete negato a questo uomo di 41 anni il diritto di essere riconosciuto, da morto, per essere stato un uomo che da una realtà insostenibile, dove addirittura esseere melomani era visto con sospetto, ha costruito un suo progetto di vita, emigrando in un altro paese, prendendo a morsi la vita e costruendosi quella felicità che in Italia gli era negata. Domenico Riso non ha avuto certo una bella morte, ma ha avuto una bellissima vita. E voi gliel'avete camuffata nel giorno della sua morte in qualcosa di parodistico, di macchiettistico. Davvero complimenti.

Avrei poi moltissimo da dirle riguardo a tutto il resto del suo editoriale, di come lei scambi la sessualità per l'orientamento sessuale e confonda quest'ultimo con l'elementare diritto di una famiglia che muore in un incidente - a prescindere che questa coppia sia etero o gay - a essere riconosciuta come una famiglia. Avrei da rimbrottarle il distillato di scemenze scritto sul come si vive da omosessuali nel Sud Italia oppure in provincia, distillato di scemenza tipico di chi proprio mostra di non avere l'alba di quale sia la realtà italiana su questo tema. Avrei da spiegarle che la tecnica del negare la realtà e di trasformarla leggermente o pesantemente, è stata una sopraffina tecnica di comunicazione di massa del fascismo prima e del maccartismo poi. Avrei perfino da spiegarle qualcosa su cosa sia la Lega e sul perché abbia tanto successo popolare in certe zone del Nord.

Ma se dovessi stare a citarle rigo per rigo tutte le squisite bestialità con cui lei ha riempito il peggior editoriale della sua carriera (per altro da me molto apprezzata, fino a ieri: ricordo ancora con sommo piacere un brillante pezzo su un ipotetico "Promessi Sposi" in chiave gay) e forse della storia di Repubblica, questa lettera diventerebbe un saggio critico come lunghezza. E i saggi critici, quando stroncano, fanno davvero troppo male.

Cordialmente,
Sciltian Gastaldi

***
Che poi io gli avevo già scritto a Merlo, mesi fa, per un altro suo articolo omofobico su Elton John. Mai ricevuto risposta, inutile dirlo.
SOCIETA'
22 agosto 2008
L'articolo più omofobo dell'anno
Uno legge "Morto steward italiano con il compagno e il figlio di lui" e pensa: toh guarda, Corsera si è deciso a riconoscere che esistono le famiglie gay anche per metà italiane, almeno in punto di morte.

Poi vai a leggere l'articolo. E scopri che quello che nel titolo era chiaramente "il compagno" (non "un compagno" né "il compagno di classe" o "di scuola") diventa misteriosamente "l'amico più caro" a riga uno. Poi sorgono delle vergognose virgolette a giustificare il termine "famiglia" riferito a questa coppia di uomini che vivevano insieme, crescendo insieme il loro figlio, frutto di una precedente relazione.

Ma l'articolista Giusi Fasano del Corriere stavolta si supera. Nella parte finale dell'articolo finge un attacco contro quelle "malelingue" che a Isola delle Femmine, luogo di nascita dello steward italiano, arrivano "fino ai pettegolezzi più velenosi", specialmente dopo "quella volta che Domenico aveva deciso di mettersi l'orecchino" (indelebile segnale di frocerie, secondo la nostra giornalista, con buona pace di quei 20 milioni di italiani etero che ne hanno uno o due). "Pazienza se qualcuno non gradiva" termina aulico e retorico e ipocrita il pezzo, "se qualche parola di troppo lo irritava respingeva la rabbia cantando, lirica soprattutto, una delle sue tante passioni" et voilà, anche lo stereotipo della melochecca è toccato. Siamo al Vizietto, ma che non si dica in giro.

Un meraviglioso esempio di come si possa parlare della scomparsa di una bellissima famiglia gay, senza mai citare il termine "gay" né i suoi sinonimi. E mettendo le VIRGOLETTE al termine corretto, "famiglia": Sì, perché Domenico e il suo compagno possono essere anche morti in un incidente aereo, ma il Corriere della Sera non riconosce ufficio al loro amore, alla loro realtà, alla loro vita, nemmeno nel momento della loro morte.

Domenico è morto con "il suo più caro amico" con cui incidentalmente divideva lo stesso tetto, e "il figlio di lui". Si badi bene, ché non si dica che era figlio loro, signora mia.

Ma andatevi a nascondere, Giusi Fasano ed Enzo Mignosi, merdosi "giornalisti" del Corriere.it.

***
Non conoscevo Domenico Riso, ma mi pare d'aver capito che abbia vissuto la sua vita nel modo più meraviglioso e intenso possibile. Addentandola giorno per giorno, andandosi a costruire quella felicità che in Italia non era ipotizzabile realizzare. Anche se fa rabbia morire giovani, a 41 anni, per di più per uno stupido incidente aereo, viene da dentro il fermo pensiero che se questa non è stata una bella morte, di sicuro è stata una bella, bellissima vita.

ciao Domenico.
21 agosto 2008
Mentre gli Angeli diventano "One-winged Angels"...


In questi giorni di fine agosto sto, fra le altre cose, revisionando la traduzione americana del mio primo romanzo. Revisionare una traduzione in una lingua che si conosce discretamente bene è una cosa buffa e divertente, perché si possono notare tutti gli eventuali errori commessi da chi ha tradotto e, al contempo, imparare meglio alcuni gerghi, modi di dire, usi comuni della lingua che magari non si conoscevano.

Ci sono poi le traduzioni degli elementi culturali, che devono cambiare a seconda del pubblico di riferimento. Per dire, nella versione italiana di Angeli, si parla di "film dei Vanzina" come per dire "film di basso livello culturale". I Vanzina però, non sono noti in Nord America (se dio vuole: Berlusconi sì, i Vanzina no) per cui occorre individuare un regista dello stesso livello, oppure andare per un titolo esemplificativo. Io per ora ho messo Dumb & Dumber, ma se avete dei suggerimenti alternativi, fatevi sotto.

Altro piccolo esempio. In Angeli, c'è un riferimento al pescecane di Pinocchio, perché in effetti nel libro di Collodi il nostro eroe finisce nel ventre di un pescecane e non certo di una balena. La traduttrice mi ha detto, giustamente: "Sì, perfetto, ma negli USA nessuno ha letto Collodi, mentre tutti hanno visto la versione cinematografica di Walt Disney, dove Pinocchio finisce in una balena". Così il mio pescecane, che voleva sottolineare come mi riferissi a Collodi e non a Disney, è diventato banalmente una whale. Proprio vero che una buona traduzione è soprattutto il miglior tradimento dell'originale... :-)

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"Non ho un barlume di simpatia per chi parla dal punto di vista del culto organizzato. Le religioni non sono altro che corporation. Strumenti di potere politico e finanziario senza relazione con il Dio che professano di servire. Si travestono con costumi bislacchi, per dispensare precetti e causare guerre. […] Non ho allevato nessuno dei miei figli secondo le tradizioni ebraiche e non so neppure quando cadono le feste. Sono un antisemita? No. Penso solo che il mondo sarebbe assai migliore senza religione".

[Woody Allen, artista, NY 1932 - ]

«Ho l´impressione sempre più spesso, quando torno in Italia, che siamo diventati un paese prigioniero delle paure. E la prima è quella del futuro. Declinata in varie forme. Fanno paura la società multietnica, i cambiamenti sociali, le scoperte scientifiche, sempre rappresentate come pericoli, la contemporaneità in generale. Si fa strada, perfino fra i giovani, la nostalgia di un passato molto idealizzato. Si combina una memoria corta e una speranza breve, e il risultato è l´immobilità. Il passato sarà un buon rifugio, ma il futuro è l´unico posto dove possiamo andare».

[Renzo Piano, architetto, Genova 1937 - ]

"Come se la ragione di tanti sprechi, inefficienze, ingiustizie, cancrene fosse l'assistenzialismo in sè, lo Stato del benessere in sè, l'egualitarismo in sè e non gli abusi, le illegalità, l'uso spregiudicato e clientelare che si è fatto in Italia di questi strumenti per altro mai posti alla base delle nostre scelte di politica economica. Ormai anche i partiti di sinistra si sono messi a rincorrere le parole d'ordine alla moda: senza valutare che ciò che in questo modo pensano di guadagnare, nuove alleanze, nuovi improbabili blocchi storici, sarà ben poca cosa rispetto a quello che avranno perduto".

[Federico Caffè, economista, 
1914 - 1987 (?)]

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"Abbiamo adunque con la Chiesa e coi preti noi Italiani questo primo obligo, di essere diventati
sanza religione e cattivi. Ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è la seconda cagione
della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa provincia divisa".

[Niccolò Machiavelli, politologo, 1468 - 1527]

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"...Ma per tornare agli anni Settanta: se non si poteva stare con il terrorismo o con la miriade di
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Fontana aveva già mostrato quello che a forza di P2, Ustica e tangenti sarebbe diventato
familiare a tutti gli italiani".

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che Zapatero non sia un Prodi iberico ma un Folena spagnolo".
[Il Riformista, 19/4/2004]

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Vincitore del Premio
quale "miglior libro
gay dell'anno 2005".
In finale al Tondelli Editi 2006.
L'editore (peQuod)
non mi ha ancora
pagato i diritti d'autore.
La causa con la peQuod
è stata iniziata nel 2007

e andrà avanti finché
non avrò giustizia.
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Questo blog trova molte affinità con
Sagaci Segugi ed Elfo Bruno.
Si diverte inoltre molto con
Ombra ed eCarta.

Frasi che rimarranno nella storia della blogosfera:

"Guarda che siamo due finocchie, mica due sciacquine"
[by Gretel]

 



Sto leggendo per diletto (quindi esclusi quelli per il Ph.D.)
 

Rachel Ballon, Breath Life Into Your Characters. How To Give Your Characters Emotional &
Psychological Depth, (2003) Writer's Digest Books. Un manuale di scrittura a cura di una
psicologa con la passione della narrativa. A dirla tutta m'aspettavo qualcosa di molto migliore.
Qui ci sono consigli per lo più sciocchi e sterili che chiunque sia uno scrittore ha già pensato di
suo.

Paolo Russo, Storia del cinema italiano, (2008) Lindau. Un agile manuale di storia del cinema,
come ce ne voleva. Ha anche delle buone schede sinottiche di storia generale, sebbene non
sempre accurate (la c.d. "Legge Truffa" non fu certo la Legge Acerbo del 1923, bensì quella
maggioritaria voluta dalla DC negli anni Cinquanta).

Ultimi libri letti (idem come sopra)

William Burroughs, La scimmia sulla schiena, (1998, Junkie 1953) BUR. Il celeberrimo romanzo-diario d'esordio di Burroghs sugli effetti della tossicodipendenza. Scritto da un tossicologo che sarebbe diventato tossicodipendente, ne sarebbe uscito e si sarebbe affermato come scrittore psichedelico.

Gianluca Morozzi, L'era del porco, (2008) TEA. Quasi un diario letterario-sentimentale scritto da una delle migliori penne italiane contemporanee. Romanzo umoristico, si ride ad alta voce.

Il miglior film visto al cinema:

Nel 2003

Goodbye Lenin, di Wolfgang Becker (Ger, 2003). Voto: 9- Un colpo di genio "tedesco orientale" sui tempi intensi e veloci che viviamo. Con: Benny e poi con Luca G., Andrea G., Valerio.

...nel 2004 (ex aequo)

Le invasioni barbariche, di Denys Arcand (Can, Fra, 2003). Voto: 9,5 Ho pianto, ho riso, ho riflettuto. Questo è il Cinema con la "C" maiuscola. Arcand non fa molti film, ma già con La natura ambigua dell'amore si era fatto benvolere. Con Leo, Claudia, Emanuele, Liuk, Laura.

Bowling for Columbine. Di Michael Moore (Usa 2002). Voto: 9 . Un vero e proprio gioiello, che ha riaperto la strada del docu-film a Hollywood. Si ride, si piange, si viene informati e si rimane sbalorditi. Quest'uomo, Michael Moore, sa cosa sia il cinema e sa quanto possa essere potente. Attendo di vedere gli altri suoi lavori. Con mamma e papà.

...nel 2005

Romanzo criminale, di Michele Placido (Italia, 2005). Voto 8 . Uno dei pochi film italiani di livello internazionale, che racconta la storia reale della banda della Magliana, approfittando per ripercorrere una storia d'Italia dal 1970 al 1990 che più nera non si potrebbe. Subilme il cast (Santamaria, Rossi Stuart, Camarcio, Favino, Trinca...), nonostante il solito inadeguato Stefano Accorsi. Grande la sceneggiatura, a parte un errore nel personaggio del commissario che perde la testa per una mignotta d'alto bordo - parte della sua indagine - come fosse un 14enne in grave crisi ormonale. Alcuni gravi errori di edizione (esplode l'ala sbagliata della stazione di Bologna; compare un cordless in una casa del 1979/80) non ne consentono un voto più alto, ma il film è da non perdere.

...nel 2006 (ex aequo)

I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee (Usa, 2005). Voto: 9-. Un film disarmante nella sua semplicità. Un film che descrive senza indugi il piombo di una scelta di rinuncia in campo sentimentale. Un film che illustra l'amore per come è, tra due uomini vaccari della provincia statunitense più gretta e intollerante. Un film su come si può farsi scivolare tra le dita il senso della vita. Fotografia mozzafiato e recitazione impeccabile ne fanno un piccolo capolavoro.

Babel, di Alejandro González Iñárritu (Mex - Usa 2006). Voto 8,5. Come vedrebbe la Terra un marziano che la osservasse da fuori? Attraverso la metafora dell'incomunicabilità, uno spaccato in quattro film fra loro gentilmente intersecati che lascia senza parole e fa gridare al capolavoro del regista di 21 grammi e Amores perros. Da non perdere assolutamente.

...nel 2007

Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck (Ger, 2006). Voto 9. Tratto da una storia vera, l'esempio di come la realtà superi spesso la fantasia nel campo dell'assurdo e dell'incredibile. Un capolavoro di un giovane regista tedesco al suo esordio. Premio Oscar come miglior film straniero. Recitazione impressionante.

...nel 2008

Gomorra, di Matteo Garrone (Ita, 2008). Voto 9. Segna la rinascita del cinema italiano, tra neo-realismo e iper-realismo. Sceneggiatura in collaborazione con Roberto Saviano, in alcuni tratti semplicemente geniale.

...nel 2009

Milk, di Gus Van Sant (USA, 2008). Voto 8+. Un gran film per raccontare una vita ordinaria che diventò straordinaria. Una grande lezione politica, con una eccezionale interpretazione di Sean Penn.

I 21 film che mi hanno
cambiato la vita

1)
Sei gradi di separazione,
di Fred Schepisi
(Six Degrees of Separation, Usa, 1993).
2)
Amici, complici, amanti,
di Harvey Fierstein
(Torch Song Trilogy, Usa, 1988).
3)
L'attimo fuggente,
di Peter Weir
(Dead Poets Society, Usa, 1989).
4)
Le invasioni barbariche,
di Denys Arcand
(Les invasion barbare, Can, 2002).
5)
Priscilla,
di Stephan Elliott
(Priscilla, the Queen of the Desert, Aus, 1994).
6)
Hair,
di Milos Forman (Hair, Usa, 1979).
7)
Il grande freddo,
di Lawrence Kasdan
(The Big Chill, Usa, 1983).
8)
Barry Lyndon,
di Stanley Kubrick
(Barry Lyndon, 1975).
9)
Frankenstein Jr.,
di Mel Brooks
(Jr. Frankenstein, Usa, 1974).
10)
Harry, ti presento Sally,
di Rob Reiner
(When Harry Met Sally, Usa, 1989).
11)
I segreti di Brokeback Mountain,
di Ang Lee
(Brokeback Mountain, Usa, 2005)
12)
Stand By Me,
di Rob Reiner
(Stand By Me, Usa, 1986).
13)
Chicago,
di Rob Marshall
(Chicago, Usa, 2003).
14)
Bowling a Columbine,
di Michael Moore
(Bowling for Columbine, Usa, 2002).
15)
Il dottor Stranamore,
di Stanley Kubrick
(Doctor Strangelove, Usa, 1964).
16) Babel,

di A.G. Iñárritu
(Babel, Mex - Usa, 2006)
17) 2001, Odissea nello spazio,
di Stanley Kubrick
(2001: A Space Odissey, Usa, 1968).
18)
Chorus Line,
di Richard Attenborough
(A Chorus Line, Usa, 1985).
19)
Ovosodo,
di Paolo Virzì (Ita, 1987).
20)
Donne sull'orlo di una
crisi di nervi
,
di Pedro Almodovar
(
Mujeres al borde de un
ataque de nervios,
Spa, 1988).
21)
L'uomo bicentenario,
di Chris Columbus
(Bicentennial Man, Usa, 1999).

Una dozzina di scrittori moderni tosti

1) Franz Kafka (CEC); 2) Mordecai Richler (CAN); 3) Pier Paolo Pasolini (ITA); 4) Pier Vittorio Tondelli (ITA); 5) Stephen King (USA); 6) Italo Calvino (ITA) 7) David Leavitt (USA); 8) Ian McEwan (UK); 9) Jeannette Winterson (UK); 10) Hanif Kureishi (UK); 11) Peter Hoeg (DAN) 12) Bret Easton Ellis (USA)

I 3 migliori giovani attori italiani

1) Libero De Rienzo; 2) Luigi Lo Cascio 3) Claudio Santamaria.





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