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AnelliDiFumo
Aspettando una (nuova) invasione di eserciti alleati
cinema
2 giugno 2008
Gomorra - il film


Ieri sera sono andato con Damiano a vedere il film di Garrone, basato sul libro di Saviano, Gomorra. Sono rimasto sbalordito dalla mostruosa bellezza di questo film. E' chiaro che Gomorra rimarrà nella Storia del cinema (non solo italiano), e non è frequente avere questa sensazione già all'uscita della sala. Gomorra è un esempio di quel neorealismo più recente del nostro cinema, che ha dei progenitori epocali in De Santis, Petri, Rossellini e Zavattini. Garrone ha filmato quasi un documentario, lasciando recitare nel angosciante ruolo di se stessi ragazzi e uomini che vivono nei quartieri più malfamati della Campania (il film è ambientato quasi esclusivamente nelle "vele" di Scampia, che io sapevo essere state evacuate, ma forse sono state anche rioccupate) e portando sullo schermo una significativa selezione degli eventi raccontati nel libro di Saviano, saggiamente sceneggiati da un pool di sceneggiatori di primissimo livello. Sotto un piano linguistico, si tratta di uno dei non molti film in dialetto napoletano, sottotitolato in italiano.

Le Vele di Scampia, nel film, assurgono a universo a sè stante, un luogo non-luogo emblematico di ogni favelas mondiale, costituitesi in anti-Stato nello Stato, e quindi dotate di proprie leggi, di propri postini, esattori, guardie, sistemi di welfare e di esazione delle "tasse". Nelle Vele si dorme, si mangia, si lavora, si spara, ci si sposa e soprattutto si muore. Nessuno può uscirne se non a prezzo di tradimenti e di un riscatto in soldi fenomenale. Un cronotopo che va oltre Bachtin, un feudo le cui mura non hanno merli e sono anzi brutte e sgarrupate, attraverso le quali trasuda un olezzo di miseria e di dolore.

Il valore della vita di chi nasce in questo universo è pari a zero. Non a caso, la stessa aspettativa di vita, tra gli adolescenti, è data dalla frase ripetuta da uno dei personaggi: "Io con questi arrivo fino a trent'anni", come a dire "campo cent'anni", dal momento che il contesto in cui è usata è quello di prendersi burla dei capi locali, giudicati dal guaglioncello come dei buoni a nulla. E proprio i bambini sono una delle possibili chiavi di lettura della pellicola. Nelle Vele si passa dall'essere criature a ommini nel giro di davvero pochissimi anni. E infatti l'antico rituale della toga, quel rito simbolico che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta, è presente attraverso l'accettazione del farsi sparare addosso da distanza ravvicinata indossando un rudimentale giubbotto antiproiettili. E non a caso, gli individui che aspettano in fila il loro turno sono adolescenti, se non proprio bambini di  9-10 anni.

La potenza del film è su più livelli ma forse l'aspetto principale è il riuscire a trasmettere nello spettatore l'idea che di vivere in quelle condizioni non ne vale la pena. Chi vive nelle vele è affogato in una miseria culturale, sociale, intellettuale ma non materiale, dove la colonna sonora è data dai cantanti melodici napoletani e soprattutto dalla televisione, perennemente accesa sui canali delle tv private. Il denaro è l'unico valore che può tutto. Anche battere l'altro grande valore riconosciuto: l'onore. E la miseria delle Vele riesce anche a essere multirazziale: nigeriani e cinesi condividono il basso e la cultura di morte e sopraffazione con i campani, in una riproduzione a girone danteschi della realtà.

Mano a mano che lo spettatore segue gli ammazzamenti e i "giustizieri" della Camorra, che sparano in testa a uomini, ragazzi e poi finalmente anche donne e quattordicenni, e capisce che il valore di queste vite è quantificato in poche migliaia di euro - nella migliore delle ipotesi, ma spesso anche solo nel mero gusto di affermare il proprio io, di stabilire lo spessore del proprio potere territoriale - piomba in un'atmosfera che va oltre la guerra civile e entra negli inferi della guerra di sterminio razziale. I camorristi, sullo schermo, diventano indistinguibili in quanto a moralità dai nazisti del Terzo Reich. Ambedue le figure sono guidate da un'idea di sopraffazione e di sterminio di chi è "contro di noi", e il ricatto dell'essere "con noi o contro di noi" viene esercitato col massimo della violenza psicologica e fisica verso chiunque, fosse anche l'amico di tante azioni.

I personaggi di Gomorra si muovono in un delirio di onnipotenza, il cui unico limite è l'autorità del capo mandamento, spesso infranta a prezzo della propria vita o della vita di qualche familiare. La società campana descritta è una società primordiale, organizzata in clan, per la quale il predominio sul territorio assurge al concetto feudale del medioevo. Il "signore feudale" di Gomorra è però un uomo molto più amorale, ignorante, violento e sfruttatore di quello che poteva essere il signore del Castello dell'anno Mille. Anche la sua abitazione è kitch e il suo modello è dato, nel migliore dei casi, da un film di Al Pacino, la famosa villa di Scarface, fatta riprodurre da uno dei capi clan fin nel dettaglio della piscina.

Garrone e Saviano illustrano una realtà italiana del 2008 semplicemente inimmaginabile. Inimmaginabile per chiunque non viva la realtà delle Vele o di altro quartiere paragonabile. Inimmaginabile anche per chi, come me, conosce un pochino la realtà di Napoli e dei quartieri malfamati di New York. Una realtà che forse noi italiani siamo abituati a descrivere con un aggettivo razzista: "colombiana", ma sorge il franco sospetto, una volta usciti dalla sala, che la realtà campana superi in peggio anche la situazione di Medellin o degli squadroni della morte brasiliani di Rio de Janeiro.

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"Non ho un barlume di simpatia per chi parla dal punto di vista del culto organizzato. Le religioni non sono altro che corporation. Strumenti di potere politico e finanziario senza relazione con il Dio che professano di servire. Si travestono con costumi bislacchi, per dispensare precetti e causare guerre. […] Non ho allevato nessuno dei miei figli secondo le tradizioni ebraiche e non so neppure quando cadono le feste. Sono un antisemita? No. Penso solo che il mondo sarebbe assai migliore senza religione".

[Woody Allen, artista, NY 1932 - ]

«Ho l´impressione sempre più spesso, quando torno in Italia, che siamo diventati un paese prigioniero delle paure. E la prima è quella del futuro. Declinata in varie forme. Fanno paura la società multietnica, i cambiamenti sociali, le scoperte scientifiche, sempre rappresentate come pericoli, la contemporaneità in generale. Si fa strada, perfino fra i giovani, la nostalgia di un passato molto idealizzato. Si combina una memoria corta e una speranza breve, e il risultato è l´immobilità. Il passato sarà un buon rifugio, ma il futuro è l´unico posto dove possiamo andare».

[Renzo Piano, architetto, Genova 1937 - ]

"Come se la ragione di tanti sprechi, inefficienze, ingiustizie, cancrene fosse l'assistenzialismo in sè, lo Stato del benessere in sè, l'egualitarismo in sè e non gli abusi, le illegalità, l'uso spregiudicato e clientelare che si è fatto in Italia di questi strumenti per altro mai posti alla base delle nostre scelte di politica economica. Ormai anche i partiti di sinistra si sono messi a rincorrere le parole d'ordine alla moda: senza valutare che ciò che in questo modo pensano di guadagnare, nuove alleanze, nuovi improbabili blocchi storici, sarà ben poca cosa rispetto a quello che avranno perduto".

[Federico Caffè, economista, 
1914 - 1987 (?)]

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sanza religione e cattivi. Ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è la seconda cagione
della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa provincia divisa".

[Niccolò Machiavelli, politologo, 1468 - 1527]

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"...Ma per tornare agli anni Settanta: se non si poteva stare con il terrorismo o con la miriade di
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Fontana aveva già mostrato quello che a forza di P2, Ustica e tangenti sarebbe diventato
familiare a tutti gli italiani".

[Enrico Palandri, scrittore, 1956 - ]


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che Zapatero non sia un Prodi iberico ma un Folena spagnolo".
[Il Riformista, 19/4/2004]

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QUARTA RISTAMPA,
Vincitore del Premio
quale "miglior libro
gay dell'anno 2005".
In finale al Tondelli Editi 2006.
L'editore (peQuod)
non mi ha ancora
pagato i diritti d'autore.
La causa con la peQuod
è stata iniziata nel 2007

e andrà avanti finché
non avrò giustizia.
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Questo blog trova molte affinità con
Sagaci Segugi ed Elfo Bruno.
Si diverte inoltre molto con
Ombra ed eCarta.

Frasi che rimarranno nella storia della blogosfera:

"Guarda che siamo due finocchie, mica due sciacquine"
[by Gretel]

 



Sto leggendo per diletto (quindi esclusi quelli per il Ph.D.)
 

Rachel Ballon, Breath Life Into Your Characters. How To Give Your Characters Emotional &
Psychological Depth, (2003) Writer's Digest Books. Un manuale di scrittura a cura di una
psicologa con la passione della narrativa. A dirla tutta m'aspettavo qualcosa di molto migliore.
Qui ci sono consigli per lo più sciocchi e sterili che chiunque sia uno scrittore ha già pensato di
suo.

Paolo Russo, Storia del cinema italiano, (2008) Lindau. Un agile manuale di storia del cinema,
come ce ne voleva. Ha anche delle buone schede sinottiche di storia generale, sebbene non
sempre accurate (la c.d. "Legge Truffa" non fu certo la Legge Acerbo del 1923, bensì quella
maggioritaria voluta dalla DC negli anni Cinquanta).

Ultimi libri letti (idem come sopra)

William Burroughs, La scimmia sulla schiena, (1998, Junkie 1953) BUR. Il celeberrimo romanzo-diario d'esordio di Burroghs sugli effetti della tossicodipendenza. Scritto da un tossicologo che sarebbe diventato tossicodipendente, ne sarebbe uscito e si sarebbe affermato come scrittore psichedelico.

Gianluca Morozzi, L'era del porco, (2008) TEA. Quasi un diario letterario-sentimentale scritto da una delle migliori penne italiane contemporanee. Romanzo umoristico, si ride ad alta voce.

Il miglior film visto al cinema:

Nel 2003

Goodbye Lenin, di Wolfgang Becker (Ger, 2003). Voto: 9- Un colpo di genio "tedesco orientale" sui tempi intensi e veloci che viviamo. Con: Benny e poi con Luca G., Andrea G., Valerio.

...nel 2004 (ex aequo)

Le invasioni barbariche, di Denys Arcand (Can, Fra, 2003). Voto: 9,5 Ho pianto, ho riso, ho riflettuto. Questo è il Cinema con la "C" maiuscola. Arcand non fa molti film, ma già con La natura ambigua dell'amore si era fatto benvolere. Con Leo, Claudia, Emanuele, Liuk, Laura.

Bowling for Columbine. Di Michael Moore (Usa 2002). Voto: 9 . Un vero e proprio gioiello, che ha riaperto la strada del docu-film a Hollywood. Si ride, si piange, si viene informati e si rimane sbalorditi. Quest'uomo, Michael Moore, sa cosa sia il cinema e sa quanto possa essere potente. Attendo di vedere gli altri suoi lavori. Con mamma e papà.

...nel 2005

Romanzo criminale, di Michele Placido (Italia, 2005). Voto 8 . Uno dei pochi film italiani di livello internazionale, che racconta la storia reale della banda della Magliana, approfittando per ripercorrere una storia d'Italia dal 1970 al 1990 che più nera non si potrebbe. Subilme il cast (Santamaria, Rossi Stuart, Camarcio, Favino, Trinca...), nonostante il solito inadeguato Stefano Accorsi. Grande la sceneggiatura, a parte un errore nel personaggio del commissario che perde la testa per una mignotta d'alto bordo - parte della sua indagine - come fosse un 14enne in grave crisi ormonale. Alcuni gravi errori di edizione (esplode l'ala sbagliata della stazione di Bologna; compare un cordless in una casa del 1979/80) non ne consentono un voto più alto, ma il film è da non perdere.

...nel 2006 (ex aequo)

I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee (Usa, 2005). Voto: 9-. Un film disarmante nella sua semplicità. Un film che descrive senza indugi il piombo di una scelta di rinuncia in campo sentimentale. Un film che illustra l'amore per come è, tra due uomini vaccari della provincia statunitense più gretta e intollerante. Un film su come si può farsi scivolare tra le dita il senso della vita. Fotografia mozzafiato e recitazione impeccabile ne fanno un piccolo capolavoro.

Babel, di Alejandro González Iñárritu (Mex - Usa 2006). Voto 8,5. Come vedrebbe la Terra un marziano che la osservasse da fuori? Attraverso la metafora dell'incomunicabilità, uno spaccato in quattro film fra loro gentilmente intersecati che lascia senza parole e fa gridare al capolavoro del regista di 21 grammi e Amores perros. Da non perdere assolutamente.

...nel 2007

Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck (Ger, 2006). Voto 9. Tratto da una storia vera, l'esempio di come la realtà superi spesso la fantasia nel campo dell'assurdo e dell'incredibile. Un capolavoro di un giovane regista tedesco al suo esordio. Premio Oscar come miglior film straniero. Recitazione impressionante.

...nel 2008

Gomorra, di Matteo Garrone (Ita, 2008). Voto 9. Segna la rinascita del cinema italiano, tra neo-realismo e iper-realismo. Sceneggiatura in collaborazione con Roberto Saviano, in alcuni tratti semplicemente geniale.

...nel 2009

Milk, di Gus Van Sant (USA, 2008). Voto 8+. Un gran film per raccontare una vita ordinaria che diventò straordinaria. Una grande lezione politica, con una eccezionale interpretazione di Sean Penn.

I 21 film che mi hanno
cambiato la vita

1)
Sei gradi di separazione,
di Fred Schepisi
(Six Degrees of Separation, Usa, 1993).
2)
Amici, complici, amanti,
di Harvey Fierstein
(Torch Song Trilogy, Usa, 1988).
3)
L'attimo fuggente,
di Peter Weir
(Dead Poets Society, Usa, 1989).
4)
Le invasioni barbariche,
di Denys Arcand
(Les invasion barbare, Can, 2002).
5)
Priscilla,
di Stephan Elliott
(Priscilla, the Queen of the Desert, Aus, 1994).
6)
Hair,
di Milos Forman (Hair, Usa, 1979).
7)
Il grande freddo,
di Lawrence Kasdan
(The Big Chill, Usa, 1983).
8)
Barry Lyndon,
di Stanley Kubrick
(Barry Lyndon, 1975).
9)
Frankenstein Jr.,
di Mel Brooks
(Jr. Frankenstein, Usa, 1974).
10)
Harry, ti presento Sally,
di Rob Reiner
(When Harry Met Sally, Usa, 1989).
11)
I segreti di Brokeback Mountain,
di Ang Lee
(Brokeback Mountain, Usa, 2005)
12)
Stand By Me,
di Rob Reiner
(Stand By Me, Usa, 1986).
13)
Chicago,
di Rob Marshall
(Chicago, Usa, 2003).
14)
Bowling a Columbine,
di Michael Moore
(Bowling for Columbine, Usa, 2002).
15)
Il dottor Stranamore,
di Stanley Kubrick
(Doctor Strangelove, Usa, 1964).
16) Babel,

di A.G. Iñárritu
(Babel, Mex - Usa, 2006)
17) 2001, Odissea nello spazio,
di Stanley Kubrick
(2001: A Space Odissey, Usa, 1968).
18)
Chorus Line,
di Richard Attenborough
(A Chorus Line, Usa, 1985).
19)
Ovosodo,
di Paolo Virzì (Ita, 1987).
20)
Donne sull'orlo di una
crisi di nervi
,
di Pedro Almodovar
(
Mujeres al borde de un
ataque de nervios,
Spa, 1988).
21)
L'uomo bicentenario,
di Chris Columbus
(Bicentennial Man, Usa, 1999).

Una dozzina di scrittori moderni tosti

1) Franz Kafka (CEC); 2) Mordecai Richler (CAN); 3) Pier Paolo Pasolini (ITA); 4) Pier Vittorio Tondelli (ITA); 5) Stephen King (USA); 6) Italo Calvino (ITA) 7) David Leavitt (USA); 8) Ian McEwan (UK); 9) Jeannette Winterson (UK); 10) Hanif Kureishi (UK); 11) Peter Hoeg (DAN) 12) Bret Easton Ellis (USA)

I 3 migliori giovani attori italiani

1) Libero De Rienzo; 2) Luigi Lo Cascio 3) Claudio Santamaria.





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