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AnelliDiFumo
Aspettando una (nuova) invasione di eserciti alleati
cinema
8 giugno 2008
Il Divo - Tutta la vita davanti


La settimana scorsa sono andato alla prima del bel film di Paolo Sorrentino, Il Divo, ritratto del potere e di Giulio Andreotti. Il film mi è piaciuto, ma m'aspettavo di meglio.

L'intera opera si regge sulla recitazione - davvero da fuoriclasse - di Toni Servillo, in grado di far diventare il suo Andreotti una sorta di cartone animato. Le battute del divo Giulio si basano quasi esclusivamente sul vasto e abusato campionario di freddure più o meno salaci che il vero Andreotti ha regalato alle cronache italiane.

Sorrentino ha dichiarato di aver fatto un film per quei ventenni che non sanno cosa sia stata la Dc e cosa abbia significato Andreotti per l'Italia. Se questo era davvero l'obiettivo, trovo che il prodotto finale sia deludente. Chi ha vent'anni non può capire diversi passaggi del film - per esempio la catena di suicidi dell'epoca di Tangentopoli, nella pellicola riassunti in circa 15 secondi di girato - così come non può ricavare nemmeno una vaga idea della fisionomia politica della Dc. E anche il pubblico straniero troverà Il Divo alquanto incomprensibile, sotto questo punto di vista. Oltretutto, le didascalie rosse che accompagnano vari personaggi sono pure difficili da leggere per la maggioranza del pubblico.

Tuttavia, il film come allegoria del potere e del mantenimento del potere a ogni costo, è un prodotto riuscitissimo e assai godibile. In generale, questo 2008 è un'ottima annata per il cinema italiano.

***



Nel pomeriggio di domenica sono andato, grazie all'invito di Liuk, al cinema d'essai a vedere Tutta la vita davanti, ultima opera di Paolo Virzì, regista che amo molto.

Il film ha alcuni begli spunti e una recitazione complessiva molto soddisfacente, in particolare da parte della sua attrice protagonista, la bellissima Isabella Ragonese, e del sempre più bravo e sexy Edoardo Gabriellini. Spontaneo come sempre Valerio Mastandrea (in un ruolo abbastanza semplice per lui), meglio del solito Sabrina Ferilli, male as usual Massimo Ghini e un po' sopra le righe il di solito bravo Elio Germano. Virzì racconta una triste realtà d'oggi: la vita di espedienti lavorativi e di contratti a progetto di chi si laurea nell'Italia post-legge 30, alle prese con disoccupazione, disperazione e assunzioni temporanee in posti ridicoli. La sceneggiatura crolla in modo abbastanza improvviso verso la metà del secondo tempo, in preda al classico "panico da mancanza d'avvenimenti", riempito frettolosamente con:

- l'entrata nella prostituzione di uno dei personaggi secondari;
- una gravidanza;
- un omicidio;
- una morte naturale di cancro;
- un grave incidente stradale;
- la chiusura della ditta di vendite telefoniche;

Peccato, perché l'idea del film, sebbene non molto originale, era buona e la plausibilità narrativa ha retto bene per tutto il primo tempo.

politica interna
7 giugno 2008
Gay Pride di Roma: 40 mila partecipanti
Come quasi tutti gli anni, ho partecipato al Rome Gay Pride. Corteo colorato ma più teso e incazzato del solito. Fotografi assembrati attorno ai personaggi pittoreschi, ma il 90% del corteo, vestito più o meno come me (per l'occasione sfoggiavo una variante tutta marrone-beige-crema: polo a rigone orizzonatili crema e marrone, pantaloni marroni estivi e scarpe Bata bicolore crema e marrone; in mano tenevo una camicia a scacconi beige e marroni) in modo insomma non eccentrico non ha attirato l'attenzione dei fotografi, a parte Daniele Cenci che mi ha immortalato con l'ottimo Liuk.

Nel corteo ho incontrato tutta una serie di cari amici e conoscenti, tutti più o meno arrabbiati nei confronti della situazione politica generale. Il corteo è partito da piazza della Repubblica con circa 10-15 mila partecipanti, poi via via si è andato ingrossando e all'altezza di piazza Venezia, dove sarebbe avvenuto una tentata irruzione di un manipolo di neofascisti, saremo stati circa 40mila. Ho potuto anche intravedere i bebè di Claudio e Manlio, in elegante carrozzina gemellare.

Del tutto non aderenti al vero le stime di 500mila o di 100mila partecipanti diffuse, rispettivamente, dal Mieli e dall'Arci Gay. Ma nemmeno i 10mila della Questura erano realistiche, sebbene assai meno lunari. Pessima la scelta di Imma Battaglia, che si è fatta vedere all'inizio del corteo per poi allontanarsi rilasciando interviste nelle quali ha dichiarato di non sentirsi a suo agio in "un corteo così antagonista e colorato, che non rappresenterebbe le centinaia di migliaia di gay che hanno votato centrodestra". Ammesso e non concesso che sia vero: e allora? E poi, proprio tu vieni a fare questi discorsi? Ma non eri la stessa che l'anno scorso urlava frasi irripetibili contro il presidente del Consiglio Prodi? E non hai appoggiato sin dal primo turno Rutelli? Bella cosa la coerenza, eh Imma?

Al termine del corteo ho incontrato l'ottimo Zoro in largo Argentina. M'ha fatto molto piacere conoscerlo di persona, finalmente. Ci siamo scambiati dieci minuti di pensieri e di chiacchiere - praticamente coincidenti su tutto - ma non abbiamo potuto continuare davanti a una birra perché, come tutti sappiamo, oggi è il compleanno di sua figlia Anita. E allora: buon compleanno Anita!


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permalink | inviato da AnelliDiFumo il 7/6/2008 alle 20:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
POLITICA
6 giugno 2008
Il senso del Gay Pride - post educativo


Quando ero socio del circolo Mario Mieli e notista politico della rivista "Aut" mi sono trovato varie volte in disaccordo con la maggioranza del mio circolo riguardo al senso del Gay Pride. In buona sostanza io allora dicevo: "Il Pride è soprattutto una manifestazione politica e alle manifestazioni politiche non ci si va col volto coperto, che sia coperto da una bandana oppure da una parrucca e molto trucco è la stessa cosa". Poi aggiungevo altre considerazioni, da appassionato di comunicazione politica, che suonavano all'incirca così: "Ogni occasione politica pubblica deve tener conto del messaggio che si vuol trasmettere e anche di come verrà recepito dall'opinione pubblica, a cominciare dal filtro che ne offre la stampa". Infine sostenevo: "E' vero che all'estero si svolgono Pride allegri e carnevaleschi, ma è anche vero che all'estero si celebra e si festeggia l'ottenimento di diritti civili e quindi ha un senso fare festa. Noi che cazzo abbiamo da festeggiare?".

Rossana Praitano, Egizia, Gabriele e gli altri soci mi rispondevano che il Pride è soprattutto la celebrazione di un'insurrezione, quella di Stonewall del 1969, condotta da travestiti e transessuali stufi delle angherie della polizia. Travestiti e transessuali che, prese le scarpe numero 46 col tacco 12 in mano, andarono contro ai poliziotti armat* di rabbia, determinazione, voglia di essere rispettat*. Quella insurrezione fu vittoriosa e si riverberò non solo in alcuni giorni di guerriglia urbana, ma anche nella nascita di un movimento politico internazionale: il movimento GLBT. Oltre a ciò, il Pride è il momento in cui si mostra al resto della società che la società stessa è plurale e multiforme. Non solo la bella famigliola bionda del Mulino Bianco. Anche la trans ossigenata dal tacco 12, col suo maritone baffone e la tuta sporca di grasso, magari con figli, perché no.

Come spesso accade tra persone intelligenti, trovammo un compromesso. Occorreva organizzare altre manifestazioni politiche, vertenziali, alle quali partecipare nel modo più determinato e serio possibile. Ma il Pride, sarebbe dovuto rimanere anche in Italia quello che è in tutto il mondo: un'occasione colorata di manifestare alla società il fatto che la società stessa si compone di tanti modi diversi di essere. La società italiana, volente o nolente, ha come tutte le società del mondo una componente GLBT. Questa componente GLBT può mostrarsi nel modo che più desidera.

E quindi benvenuto ai ragazzi in jeans e maglietta e alle ragazze in gonna e camicetta; alle donne in tailleur e agli uomini in giacca e cravatta; alle persone in transizione da maschio a femmina o viceversa; ai travestiti e ai transessuali; alle lesbiche femme e alle lesbiche butch; alle persone bisessuali e agli eterosessuali che condividono il concetto che "la legge è uguale per tutti" o almeno dovrebbe; ai leather e agli orsi; ai lupacchiotti e ai cacciatori; agli scheletri e ai ciccioni; ai gay effeminati e a quelli iper-maschili; agli uomini che si mettono le piume rosa in testa solo per il Pride e a quelli che se le mettono anche per andare a lavorare; ai single e a chi ha molti amanti; ai modaioli e ai trasandati; ai punk e agli inamidati; ai rasta e ai blues; ai madonnari e ai seguaci di Guccini e De André; agli iscritti alla UAAR e ai preti valdesi; ai bestemmiatori e ai credenti; agli sportivi e ai coristi; agli intellettuali e agli escort; agli ignoranti e a chi sa pure troppo; ai sani e ai sieropositivi; a coloro che si battono contro il cancro e a coloro che si battono contro il mal di denti; ai discotecari e ai topi di biblioteca; ai bianchi e agli olivastri; ai neri e agli asiatici; ai rumeni e agli avvocati; ai notai e agli zingari; ai dentisti e ai precari; ai feticisti dei mocassini Prada e a chi indossa All Star; alle famiglie eterosessuali con o senza bambini e a quelle omosessuali con o senza bambini; ai vecchi e agli adolescenti; ai dark e a chi va nelle dark; ai laici di Sinistra e ai laici di Destra.

Perché il Gay Pride è la festa di chi crede nel principio "uguali tasse, uguali diritti". Il Gay Pride è la festa di chi è sempre stato una minoranza discriminata (dallo Stato, dalla Chiesa cattolica e dalla società) e adesso si è stufato e ha deciso di alzarsi in piedi e, nella giornata del 7 giugno a Roma e Milano, il 14 giugno a Biella, il 28 giugno a Bologna, il 6 luglio a Catania, di marciare per le strade della sua città.

Che voi siate etero, gay, lesbiche, bisessuali o transessuali, se condividete questi due principi - "ognuno è uguale davanti alle legge" e "uguali tasse, uguali diritti" - venite a marciare con noi, vestiti nel modo che più vi aggrada. Magari il prossimo anno organizzeremo un Pride tutti in Camicia Nera: e renderemo plastico quanto il Pride sia l'opposto dell'uniformismo che troppo spesso piace agli italiani, anche ai gay.

Quest'anno, fotografate i fotoreporter che si accalcano attorno ai partecipanti più colorati. Mandate le vostre foto a Giovanni Dall'Orto, che vuole combattere l'immagine edulcorata che di ogni Gay Pride italiano la stampa dà. Nel Pride ci sono tutti i colori, ed è un vero peccato per chi vede solo il rosa shocking oppure per chi è daltonico.


Nella foto, il sindaco di New York, Bloomberg, marcia nella Gay Pride Parade della sua città. Bloomberg è eterosessuale, ma lui è DAVVERO il sindaco di tutti. Sulla questione, gravissima, del ritiro di piazza 1° maggio da parte del prefetto di Biella e di piazza San Giovanni da parte del prefetto di Roma, sono d'accordo con quanto scritto da Andrea Maccarrone e Elfobruno.
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"Non ho un barlume di simpatia per chi parla dal punto di vista del culto organizzato. Le religioni non sono altro che corporation. Strumenti di potere politico e finanziario senza relazione con il Dio che professano di servire. Si travestono con costumi bislacchi, per dispensare precetti e causare guerre. […] Non ho allevato nessuno dei miei figli secondo le tradizioni ebraiche e non so neppure quando cadono le feste. Sono un antisemita? No. Penso solo che il mondo sarebbe assai migliore senza religione".

[Woody Allen, artista, NY 1932 - ]

«Ho l´impressione sempre più spesso, quando torno in Italia, che siamo diventati un paese prigioniero delle paure. E la prima è quella del futuro. Declinata in varie forme. Fanno paura la società multietnica, i cambiamenti sociali, le scoperte scientifiche, sempre rappresentate come pericoli, la contemporaneità in generale. Si fa strada, perfino fra i giovani, la nostalgia di un passato molto idealizzato. Si combina una memoria corta e una speranza breve, e il risultato è l´immobilità. Il passato sarà un buon rifugio, ma il futuro è l´unico posto dove possiamo andare».

[Renzo Piano, architetto, Genova 1937 - ]

"Come se la ragione di tanti sprechi, inefficienze, ingiustizie, cancrene fosse l'assistenzialismo in sè, lo Stato del benessere in sè, l'egualitarismo in sè e non gli abusi, le illegalità, l'uso spregiudicato e clientelare che si è fatto in Italia di questi strumenti per altro mai posti alla base delle nostre scelte di politica economica. Ormai anche i partiti di sinistra si sono messi a rincorrere le parole d'ordine alla moda: senza valutare che ciò che in questo modo pensano di guadagnare, nuove alleanze, nuovi improbabili blocchi storici, sarà ben poca cosa rispetto a quello che avranno perduto".

[Federico Caffè, economista, 
1914 - 1987 (?)]

Filosofi di ieri


"Abbiamo adunque con la Chiesa e coi preti noi Italiani questo primo obligo, di essere diventati
sanza religione e cattivi. Ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è la seconda cagione
della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa provincia divisa".

[Niccolò Machiavelli, politologo, 1468 - 1527]

Sugli anni Settanta:

"...Ma per tornare agli anni Settanta: se non si poteva stare con il terrorismo o con la miriade di
insopportabili mininomenclature della sinistra, non si poteva stare neppure con un'Italia
clericale (allora antiabortista, antidivorzista, che trovava la sua vera espressione culturale nella
televisione di Stato, in una ininterrotta passerella di giochi a premi e ballerine), che a a piazza
Fontana aveva già mostrato quello che a forza di P2, Ustica e tangenti sarebbe diventato
familiare a tutti gli italiani".

[Enrico Palandri, scrittore, 1956 - ]


Nun je se po' fà na sorpresa


"...Non si deve scartare l'ipotesi, anzi si deve prendere seriamente in considerazione l'ipotesi
che Zapatero non sia un Prodi iberico ma un Folena spagnolo".
[Il Riformista, 19/4/2004]

La mia senatrice a vita:


"...il cielo stellato sopra di me".

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QUARTA RISTAMPA,
Vincitore del Premio
quale "miglior libro
gay dell'anno 2005".
In finale al Tondelli Editi 2006.
L'editore (peQuod)
non mi ha ancora
pagato i diritti d'autore.
La causa con la peQuod
è stata iniziata nel 2007

e andrà avanti finché
non avrò giustizia.
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Questo blog trova molte affinità con
Sagaci Segugi ed Elfo Bruno.
Si diverte inoltre molto con
Ombra ed eCarta.

Frasi che rimarranno nella storia della blogosfera:

"Guarda che siamo due finocchie, mica due sciacquine"
[by Gretel]

 



Sto leggendo per diletto (quindi esclusi quelli per il Ph.D.)
 

Rachel Ballon, Breath Life Into Your Characters. How To Give Your Characters Emotional &
Psychological Depth, (2003) Writer's Digest Books. Un manuale di scrittura a cura di una
psicologa con la passione della narrativa. A dirla tutta m'aspettavo qualcosa di molto migliore.
Qui ci sono consigli per lo più sciocchi e sterili che chiunque sia uno scrittore ha già pensato di
suo.

Paolo Russo, Storia del cinema italiano, (2008) Lindau. Un agile manuale di storia del cinema,
come ce ne voleva. Ha anche delle buone schede sinottiche di storia generale, sebbene non
sempre accurate (la c.d. "Legge Truffa" non fu certo la Legge Acerbo del 1923, bensì quella
maggioritaria voluta dalla DC negli anni Cinquanta).

Ultimi libri letti (idem come sopra)

William Burroughs, La scimmia sulla schiena, (1998, Junkie 1953) BUR. Il celeberrimo romanzo-diario d'esordio di Burroghs sugli effetti della tossicodipendenza. Scritto da un tossicologo che sarebbe diventato tossicodipendente, ne sarebbe uscito e si sarebbe affermato come scrittore psichedelico.

Gianluca Morozzi, L'era del porco, (2008) TEA. Quasi un diario letterario-sentimentale scritto da una delle migliori penne italiane contemporanee. Romanzo umoristico, si ride ad alta voce.

Il miglior film visto al cinema:

Nel 2003

Goodbye Lenin, di Wolfgang Becker (Ger, 2003). Voto: 9- Un colpo di genio "tedesco orientale" sui tempi intensi e veloci che viviamo. Con: Benny e poi con Luca G., Andrea G., Valerio.

...nel 2004 (ex aequo)

Le invasioni barbariche, di Denys Arcand (Can, Fra, 2003). Voto: 9,5 Ho pianto, ho riso, ho riflettuto. Questo è il Cinema con la "C" maiuscola. Arcand non fa molti film, ma già con La natura ambigua dell'amore si era fatto benvolere. Con Leo, Claudia, Emanuele, Liuk, Laura.

Bowling for Columbine. Di Michael Moore (Usa 2002). Voto: 9 . Un vero e proprio gioiello, che ha riaperto la strada del docu-film a Hollywood. Si ride, si piange, si viene informati e si rimane sbalorditi. Quest'uomo, Michael Moore, sa cosa sia il cinema e sa quanto possa essere potente. Attendo di vedere gli altri suoi lavori. Con mamma e papà.

...nel 2005

Romanzo criminale, di Michele Placido (Italia, 2005). Voto 8 . Uno dei pochi film italiani di livello internazionale, che racconta la storia reale della banda della Magliana, approfittando per ripercorrere una storia d'Italia dal 1970 al 1990 che più nera non si potrebbe. Subilme il cast (Santamaria, Rossi Stuart, Camarcio, Favino, Trinca...), nonostante il solito inadeguato Stefano Accorsi. Grande la sceneggiatura, a parte un errore nel personaggio del commissario che perde la testa per una mignotta d'alto bordo - parte della sua indagine - come fosse un 14enne in grave crisi ormonale. Alcuni gravi errori di edizione (esplode l'ala sbagliata della stazione di Bologna; compare un cordless in una casa del 1979/80) non ne consentono un voto più alto, ma il film è da non perdere.

...nel 2006 (ex aequo)

I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee (Usa, 2005). Voto: 9-. Un film disarmante nella sua semplicità. Un film che descrive senza indugi il piombo di una scelta di rinuncia in campo sentimentale. Un film che illustra l'amore per come è, tra due uomini vaccari della provincia statunitense più gretta e intollerante. Un film su come si può farsi scivolare tra le dita il senso della vita. Fotografia mozzafiato e recitazione impeccabile ne fanno un piccolo capolavoro.

Babel, di Alejandro González Iñárritu (Mex - Usa 2006). Voto 8,5. Come vedrebbe la Terra un marziano che la osservasse da fuori? Attraverso la metafora dell'incomunicabilità, uno spaccato in quattro film fra loro gentilmente intersecati che lascia senza parole e fa gridare al capolavoro del regista di 21 grammi e Amores perros. Da non perdere assolutamente.

...nel 2007

Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck (Ger, 2006). Voto 9. Tratto da una storia vera, l'esempio di come la realtà superi spesso la fantasia nel campo dell'assurdo e dell'incredibile. Un capolavoro di un giovane regista tedesco al suo esordio. Premio Oscar come miglior film straniero. Recitazione impressionante.

...nel 2008

Gomorra, di Matteo Garrone (Ita, 2008). Voto 9. Segna la rinascita del cinema italiano, tra neo-realismo e iper-realismo. Sceneggiatura in collaborazione con Roberto Saviano, in alcuni tratti semplicemente geniale.

...nel 2009

Milk, di Gus Van Sant (USA, 2008). Voto 8+. Un gran film per raccontare una vita ordinaria che diventò straordinaria. Una grande lezione politica, con una eccezionale interpretazione di Sean Penn.

I 21 film che mi hanno
cambiato la vita

1)
Sei gradi di separazione,
di Fred Schepisi
(Six Degrees of Separation, Usa, 1993).
2)
Amici, complici, amanti,
di Harvey Fierstein
(Torch Song Trilogy, Usa, 1988).
3)
L'attimo fuggente,
di Peter Weir
(Dead Poets Society, Usa, 1989).
4)
Le invasioni barbariche,
di Denys Arcand
(Les invasion barbare, Can, 2002).
5)
Priscilla,
di Stephan Elliott
(Priscilla, the Queen of the Desert, Aus, 1994).
6)
Hair,
di Milos Forman (Hair, Usa, 1979).
7)
Il grande freddo,
di Lawrence Kasdan
(The Big Chill, Usa, 1983).
8)
Barry Lyndon,
di Stanley Kubrick
(Barry Lyndon, 1975).
9)
Frankenstein Jr.,
di Mel Brooks
(Jr. Frankenstein, Usa, 1974).
10)
Harry, ti presento Sally,
di Rob Reiner
(When Harry Met Sally, Usa, 1989).
11)
I segreti di Brokeback Mountain,
di Ang Lee
(Brokeback Mountain, Usa, 2005)
12)
Stand By Me,
di Rob Reiner
(Stand By Me, Usa, 1986).
13)
Chicago,
di Rob Marshall
(Chicago, Usa, 2003).
14)
Bowling a Columbine,
di Michael Moore
(Bowling for Columbine, Usa, 2002).
15)
Il dottor Stranamore,
di Stanley Kubrick
(Doctor Strangelove, Usa, 1964).
16) Babel,

di A.G. Iñárritu
(Babel, Mex - Usa, 2006)
17) 2001, Odissea nello spazio,
di Stanley Kubrick
(2001: A Space Odissey, Usa, 1968).
18)
Chorus Line,
di Richard Attenborough
(A Chorus Line, Usa, 1985).
19)
Ovosodo,
di Paolo Virzì (Ita, 1987).
20)
Donne sull'orlo di una
crisi di nervi
,
di Pedro Almodovar
(
Mujeres al borde de un
ataque de nervios,
Spa, 1988).
21)
L'uomo bicentenario,
di Chris Columbus
(Bicentennial Man, Usa, 1999).

Una dozzina di scrittori moderni tosti

1) Franz Kafka (CEC); 2) Mordecai Richler (CAN); 3) Pier Paolo Pasolini (ITA); 4) Pier Vittorio Tondelli (ITA); 5) Stephen King (USA); 6) Italo Calvino (ITA) 7) David Leavitt (USA); 8) Ian McEwan (UK); 9) Jeannette Winterson (UK); 10) Hanif Kureishi (UK); 11) Peter Hoeg (DAN) 12) Bret Easton Ellis (USA)

I 3 migliori giovani attori italiani

1) Libero De Rienzo; 2) Luigi Lo Cascio 3) Claudio Santamaria.





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