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AnelliDiFumo
Aspettando una (nuova) invasione di eserciti alleati
politica estera
30 agosto 2008
Obama's speech


Due giorni fa ho ascoltato in diretta sulla CBS il discorso d'accettazione di Obama alla convention democratica di Denver.

Devo dire che è stato uno dei più bei discorsi politici mai sentiti. Questo candidato almeno agli inizi outsider avrà pure una scarsa conoscenza delle cose estere, non saprà molto di economia (in questo campo anche McCain non brilla affatto, curiosa mancanza che unisce i due finalisti della corsa per la Casa Bianca in un'epoca in cui l'economia sarà probabilmente l'argomento trainante nelle teste degli elettori per decidere chi votare), però ha dalla sua una tale capacità di comunicare e di muovere le emozioni della gente come non si sentiva da un mezzo secolo.

I passaggi più belli del suo discorso, secondo me, sono stati quando ha ricordato (vado a memoria):

L'America ha l'esercito più potente del mondo, ma non è questo che ci rende forti. L'America è une delle nazioni con il reddito pro-capite più alto della Terra, ma non è questo che ci rende ricchi. L'America ha le università più invidate al mondo, ma non è questo che ci rende colti. Quel che ci rende forti è ciò che ha spinto e spinge decine di milioni di migranti ad attraversare gli oceani e ad approdare nel nostro Paese per cercare di realizzare la loro felicità; quel che ci rende colti è ciò che spinse le donne a lottare per afferrare la prima scheda elettorale; quel che rende ricchi è la presenza di così tante etnie e la lotta per l'eguaglianza dei diritti civili che loro hanno combattuto. Tutto questo, si chiama lo spirito americano, ed è lo spirito americano ciò che ci rende forti, ricchi e colti.

A questo punto, io avevo la lacrimuccia. E se ha toccato le corde di un italiano che vive in Canada, chissà come ha suonato quelle di uno statunitense che vive negli USA... Notevole anche quando ha cercato di unire il Paese dicendo:

Non esistono gli Stati Uniti Blu o gli Stati Uniti Rossi. Esistono gli Stati Uniti d'America, e siamo un grande popolo, una grande nazione che può avere diverse opinioni su vari temi, ma senza mai dimenticare l'importanza dell'essere uniti.

E poi ha fatto degli esempi specifici sui punti dirimenti di questa campagna elettorale (aborto, matrimonio gay, guerra) dicendo sempre: possiamo avere opinioni diverse su questo singolo aspetto, ma siamo tutti d'accordo sull'aspetto più generale. L'intero discorso, tenuto eccezionalmente al di fuori del palazzo dei congressi dove si svolgeva la convention e portato all'interno di un grande stadio, ha poi insistito moltissimo sull'importanza dell'educazione e del fatto che esista un accesso all'educazione secondaria per tutti, a prescindere dalle loro origini sociali.


Bellissimo anche il passaggio in cui ha ricordato l'anniversario del discorso "I have a dream" di Martin Luther King, ma lì giocava in casa.

In generale, lo stile e la retorica di Obama sono diventati di tipo inclusivo e attivo, ossia cerca di coinvolgere il più alto numero di americani a riconoscersi nelle sue parole e nei suoi esempi, con ampi riferimenti alle sue umili origini e all'idea che lui è una delle possibili incarnazioni del famoso sogno americano. Obama parla di salari e di economia molto più di quanto faccia McCain, e anche se tutti sanno che l'economia non è il suo campo di specializzazione, dà l'impressione di considerarla come l'aspetto fondamentale della sua campagna elettorale. E in questo fa benissimo, dal momento che basta il colore della sua pelle a ricordare che la sua lotta è anche la lotta per la completa uguaglianza di tutte le etnie all'interno del malandato melting pot a stelle e strisce.

Da notare infine il fatto che per ben due volte Obama ha pubblicamente chiesto un nuovo confronto tv con McCain "sul tema del chi è il candidato con le qualità del comandante in capo", che è un po' il tasto sul quale la campagna repubblicana (e anche quella di Hillary) ha tanto insistito. Chiedere un nuovo confronto tv, e farlo per ben due volte nel proprio discorso d'accettazione, segnala che nello staff di Obama pensano di essere indietro rispetto a McCain nel favore popolare, a dispetto di quanto indichino oggi i sondaggi. E' sempre il candidato che ha da guadagnare qualcosa in un confronto tv quello che chiede pubblicamente un nuovo faccia a faccia.

***
Nell'altro versante, il bravo McCain ha sorpreso un po' tutti scaricando all'ultimo minuto il vice accreditato dai media americani: Mitt Romney. Al suo posto, una donna, la governatrice dell'Alaska, Sarah Palin, che dall'aspetto pare una Gelmini cresciuta ad hamburger di alce (e un po' si vede).

Benché la Palin sia un concentrato di quei valori della Destra americana che a me non piacciono punto (è contro l'idea di avere una legge che regolamenti l'aborto, in favore della pena di morte e sostenitrice della lobby delle armi), io penso che la sua candidatura sia assai migliore di quella del mormone-miliardario Romney, che aveva dei pericolosi tratti di rassomiglianza al profilo sociale di Berlusconi. E inoltre segna un altro passo avanti degli USA verso la totale parità dei diritti tra donne e uomini. Qualora McCain dovesse essere eletto, potrebbe non ricandidarsi tra 4 anni per il suo secondo mandato, quando avrebbe 76 anni. E a quel punto Sarah Palin sarà il candidato naturale (anche se non l'unico) del GOP per il 2012. Nel versante democratico, non si potrebbe invece escludere una ricandidatura di Hillary, e quindi la fantapolitica americana potrebbe regalarci una sfida tra due donne. Mica male, no?

In ogni caso, come già detto al momento della nomination di McCain, chiunque vincerà le prossime presidenziali, avremo un presidente USA molto migliore di chi è stato alla Casa Bianca negli ultimi 8 anni, almeno 4 dei quali abusivamente.

I sondaggi danno al momento un leggero vantaggio per Obama, del tutto fisiologico dopo lo svolgimento della convenzione democratica. Per avere di nuovo sondaggi veritieri occorrerà aspettare almeno 5-6 settimane dopo la chiusura dell'analogo appuntamento repubblicano.


Che vinca il migliore. Io spero Obama.

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permalink | inviato da AnelliDiFumo il 30/8/2008 alle 18:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (22) | Versione per la stampa
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Qui ci sono consigli per lo più sciocchi e sterili che chiunque sia uno scrittore ha già pensato di
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Paolo Russo, Storia del cinema italiano, (2008) Lindau. Un agile manuale di storia del cinema,
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Goodbye Lenin, di Wolfgang Becker (Ger, 2003). Voto: 9- Un colpo di genio "tedesco orientale" sui tempi intensi e veloci che viviamo. Con: Benny e poi con Luca G., Andrea G., Valerio.

...nel 2004 (ex aequo)

Le invasioni barbariche, di Denys Arcand (Can, Fra, 2003). Voto: 9,5 Ho pianto, ho riso, ho riflettuto. Questo è il Cinema con la "C" maiuscola. Arcand non fa molti film, ma già con La natura ambigua dell'amore si era fatto benvolere. Con Leo, Claudia, Emanuele, Liuk, Laura.

Bowling for Columbine. Di Michael Moore (Usa 2002). Voto: 9 . Un vero e proprio gioiello, che ha riaperto la strada del docu-film a Hollywood. Si ride, si piange, si viene informati e si rimane sbalorditi. Quest'uomo, Michael Moore, sa cosa sia il cinema e sa quanto possa essere potente. Attendo di vedere gli altri suoi lavori. Con mamma e papà.

...nel 2005

Romanzo criminale, di Michele Placido (Italia, 2005). Voto 8 . Uno dei pochi film italiani di livello internazionale, che racconta la storia reale della banda della Magliana, approfittando per ripercorrere una storia d'Italia dal 1970 al 1990 che più nera non si potrebbe. Subilme il cast (Santamaria, Rossi Stuart, Camarcio, Favino, Trinca...), nonostante il solito inadeguato Stefano Accorsi. Grande la sceneggiatura, a parte un errore nel personaggio del commissario che perde la testa per una mignotta d'alto bordo - parte della sua indagine - come fosse un 14enne in grave crisi ormonale. Alcuni gravi errori di edizione (esplode l'ala sbagliata della stazione di Bologna; compare un cordless in una casa del 1979/80) non ne consentono un voto più alto, ma il film è da non perdere.

...nel 2006 (ex aequo)

I segreti di Brokeback Mountain, di Ang Lee (Usa, 2005). Voto: 9-. Un film disarmante nella sua semplicità. Un film che descrive senza indugi il piombo di una scelta di rinuncia in campo sentimentale. Un film che illustra l'amore per come è, tra due uomini vaccari della provincia statunitense più gretta e intollerante. Un film su come si può farsi scivolare tra le dita il senso della vita. Fotografia mozzafiato e recitazione impeccabile ne fanno un piccolo capolavoro.

Babel, di Alejandro González Iñárritu (Mex - Usa 2006). Voto 8,5. Come vedrebbe la Terra un marziano che la osservasse da fuori? Attraverso la metafora dell'incomunicabilità, uno spaccato in quattro film fra loro gentilmente intersecati che lascia senza parole e fa gridare al capolavoro del regista di 21 grammi e Amores perros. Da non perdere assolutamente.

...nel 2007

Le vite degli altri, di Florian Henckel von Donnersmarck (Ger, 2006). Voto 9. Tratto da una storia vera, l'esempio di come la realtà superi spesso la fantasia nel campo dell'assurdo e dell'incredibile. Un capolavoro di un giovane regista tedesco al suo esordio. Premio Oscar come miglior film straniero. Recitazione impressionante.

...nel 2008

Gomorra, di Matteo Garrone (Ita, 2008). Voto 9. Segna la rinascita del cinema italiano, tra neo-realismo e iper-realismo. Sceneggiatura in collaborazione con Roberto Saviano, in alcuni tratti semplicemente geniale.

...nel 2009

Milk, di Gus Van Sant (USA, 2008). Voto 8+. Un gran film per raccontare una vita ordinaria che diventò straordinaria. Una grande lezione politica, con una eccezionale interpretazione di Sean Penn.

I 21 film che mi hanno
cambiato la vita

1)
Sei gradi di separazione,
di Fred Schepisi
(Six Degrees of Separation, Usa, 1993).
2)
Amici, complici, amanti,
di Harvey Fierstein
(Torch Song Trilogy, Usa, 1988).
3)
L'attimo fuggente,
di Peter Weir
(Dead Poets Society, Usa, 1989).
4)
Le invasioni barbariche,
di Denys Arcand
(Les invasion barbare, Can, 2002).
5)
Priscilla,
di Stephan Elliott
(Priscilla, the Queen of the Desert, Aus, 1994).
6)
Hair,
di Milos Forman (Hair, Usa, 1979).
7)
Il grande freddo,
di Lawrence Kasdan
(The Big Chill, Usa, 1983).
8)
Barry Lyndon,
di Stanley Kubrick
(Barry Lyndon, 1975).
9)
Frankenstein Jr.,
di Mel Brooks
(Jr. Frankenstein, Usa, 1974).
10)
Harry, ti presento Sally,
di Rob Reiner
(When Harry Met Sally, Usa, 1989).
11)
I segreti di Brokeback Mountain,
di Ang Lee
(Brokeback Mountain, Usa, 2005)
12)
Stand By Me,
di Rob Reiner
(Stand By Me, Usa, 1986).
13)
Chicago,
di Rob Marshall
(Chicago, Usa, 2003).
14)
Bowling a Columbine,
di Michael Moore
(Bowling for Columbine, Usa, 2002).
15)
Il dottor Stranamore,
di Stanley Kubrick
(Doctor Strangelove, Usa, 1964).
16) Babel,

di A.G. Iñárritu
(Babel, Mex - Usa, 2006)
17) 2001, Odissea nello spazio,
di Stanley Kubrick
(2001: A Space Odissey, Usa, 1968).
18)
Chorus Line,
di Richard Attenborough
(A Chorus Line, Usa, 1985).
19)
Ovosodo,
di Paolo Virzì (Ita, 1987).
20)
Donne sull'orlo di una
crisi di nervi
,
di Pedro Almodovar
(
Mujeres al borde de un
ataque de nervios,
Spa, 1988).
21)
L'uomo bicentenario,
di Chris Columbus
(Bicentennial Man, Usa, 1999).

Una dozzina di scrittori moderni tosti

1) Franz Kafka (CEC); 2) Mordecai Richler (CAN); 3) Pier Paolo Pasolini (ITA); 4) Pier Vittorio Tondelli (ITA); 5) Stephen King (USA); 6) Italo Calvino (ITA) 7) David Leavitt (USA); 8) Ian McEwan (UK); 9) Jeannette Winterson (UK); 10) Hanif Kureishi (UK); 11) Peter Hoeg (DAN) 12) Bret Easton Ellis (USA)

I 3 migliori giovani attori italiani

1) Libero De Rienzo; 2) Luigi Lo Cascio 3) Claudio Santamaria.





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